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mercoledì 10 novembre 2010

Scienza e museologia


Sull'inserto del Sole 24 Ore di domenica è uscito un articolo di Jorge Wagensberg, ideatore del museo di Barcellona CosmoCaixa.

In "Come si esibisce l'intelligenza", individua nello stimolo, nel dialogo e nella comprensione 3 strategie per trasmettere la gioia intellettuale e, in ultima analisi, per allestire un museo.

Un esempio museologico del paradosso di incompletezza (legato alla gioia intellettuale per gli stimoli): il visitatore si avvicina a un liquido la cui superficie è orizzontale ma mostra montagne liquide (paradosso), così scopre il comportamento di un ferrofluido in presenza di un campo magnetico.

Come si possono classificare alcune installazioni interattive in base a queste strategie?

lunedì 19 luglio 2010

I contesti della cosa..


L'installazione è stata inserita (in tre esemplari) all'interno del percorso espositivo nel secondo ambiente, la Sala della Musica, tra altri elementi, quali spartiti e testi originali alle pareti della stanza.
Le copertine dei dischi taggati con RFID per attivare le proiezioni sui tre tavoli sono state disposte in cumuli in più punti della stanza.


Trattandosi di un'installazione per una mostra temporanea itinerante, essa è "comparsa" in vari luoghi:

GENOVA - Palazzo Ducale (31 dic 2008 - 21 giu 2009)

NUORO - Museo Man (16 lug 2009 - 10 gen 2010)

ROMA - Museo dell'Ara Pacis (24 feb 2009 - 30 mag 2010)

PALERMO - Ex Deposito Locomotive Sant'Erasmo (25 giu 2010 - 10 ott 2010)

La cosa



La cosa che intendo analizzare è un'installazione creata da Studio Azzurro , inserita nella Sala della musica dell'esposizione

FABRIZIO DE ANDRE' - LA MOSTRA

ideata da Studio Azzurro e a cura di Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia.

L'installazione è presentata così sulla pagina dedicata alla sala:

"Una serie di piccoli pannelli, che riproducono le copertine dei principali dischi di studio, possono essere scelti e posizionati su appositi tavoli multimediali, attivando una serie di proiezioni. Il visitatore potrà così "incontrare" Fabrizio, i suoi amici e collaboratori, il critico Riccardo Bertoncelli che, con i loro contributi, inquadreranno il periodo storico e il clima sociale in cui quel disco è stato prodotto, i meccanismi della scrittura e della registrazione, etc. Tutto completato da contributi video tratti da apparizioni televisive e concerti".


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giovedì 15 luglio 2010

una visita al PAV




Se siete a Torino consiglio una visita PAV (il glossario può essere un utile supporto), che ospita una serie di installazioni interattive curate da Piero Gilardi.

Alcuni riflessioni sull'opera di questo artista sono presenti nell'articolo L'arte relazionale e interattiva di Piero Gilardi e nelle slides di Silvana Vassallo, con un approccio più didattico.

mercoledì 7 luglio 2010

Sensore



Con il termine sensore si definisce un dispositivo che trasforma una grandezza fisica che si vuole misurare in un segnale di natura diversa (tipicamente elettrico) più facilmente misurabile o memorizzabile (da Wikipedia).

Tra i sensori maggiormente impiegati nelle installazioni multimediali museali si ricordano quelli di PROSSIMITA', OTTICI, ACUSTICI,di MOVIMENTO, di ACCELERAZIONE e di ORIENTAMENTO.

Videoinstallazione



La videoinstallazione è un tipo di installazione che abita lo spazio con immagini realizzate con il video, diffuse o proiettate su diversi supporti e in relazione con altri media.

Le videoinstallazioni sono forme d'arte in cui si intrecciano il cinema, il teatro, l'architettura, la videoarte, la performance, la scultura e le arti visive.
Le loro manifestazioni sono diverse: possono utilizzare nastri o altri supporti registrati, oppure il circuito chiuso; possono avere una dimensione scultorea o tendere verso la dimensione ambientale (come nel caso degli ambienti sensibili).
Possono proporre percorsi liberi o definire dei punti di vista precisi; integrare o meno l'immagine del visitatore il cui ruolo è attivo, essendo un elemento essenziale dell'opera stessa, del suo funzionamento.
A volte l'attenzione è attirata dalle immagini che evolvono sui monitor o sugli schermi; a volte è uno spazio intero che si fa immagine e suono, l'immagine si estende all'architettura.

Lo spazio è sensibile negli ambienti realizzati con il ricorso al digitale e reagisce alle stimolazioni dei visitatori, coinvolgendo la pluralità dei sensi.

Interattività



L’interattività è l’evoluzione tecnologica di un processo di interazione creativa storicamente radicato nelle relazioni uomo-ambiente.

Se l’interazione è sempre esistita, la novità dell’interattività consiste nel fatto che oggi esiste una tecnologia (le interfacce digitali) capace di registrare, riprodurre e e laborare in tempo reale l’interazione, facendo interagire il corpo dell’uomo con il mondo artificiale delle macchine (p. 12).

L’installazione interattiva è un’opera aperta (Eco), in movimento, in divenire, perché si trasforma con l’interazione con il visitatore, seppure entro un campo di possibilità imposte dalla struttura creata dall’autore.

L’interattività è una questione di livelli: da un’interattività limitata si passa all’intercreatività (Tim Berners-Lee) come atto creativo di scrittura (in senso lato) da parte dello spettatore-autore.


Per quanto riguarda l'interattività nel museo, riporto le parole di Efthalia Rentetzi :

"Tra gli strumenti didattici e comunicativi che contribuiscono maggiormente ad un complesso sistema educativo, vi è indubbiamente la possibilità di interagire attraverso una serie di opere e/o azioni interattive. Con il concetto di interattività si intende una serie di esperienze che attivano il fruitore a livello fisico, mentale, emotivo e sociale.
Al visitatore viene fornita la possibilità di analizzare nuove idee e concetti, di sperimentare molteplici possibilità secondo i propri interessi, facilitando inoltre il rapporto dialettico con le opere e con gli altri fruitori, in base alle proprie e particolari strategie interpretative e possibilità formative.
L’interpretazione viene considerata come una procedura collettiva, in cui si attiva un rapporto interattivo tra le opere e i fruitori, elaborato all’interno di un ambiente culturale comunicativo, in cui la realtà è il risultato del dialogo.
Il concetto di un’espressività diffusa e socializzata nel contesto di un rapporto di reciproca interazione tra soggetto e oggetto viene facilitato soprattutto dall’arte elettronica, in cui si attiva un meccanismo tra diverse forme d’arte, tra uomo, macchina e pensiero, sulle relazioni tra artista e opera e tra opera e spettatore, ma anche sulle metodologie di analisi e di interpretazione..".

martedì 6 luglio 2010

Hic et nunc

Le tecnologie interattive, nella pratica artistica come nel contesto espositivo, incoraggiano la tendenza all’imprevedibilità , all’apertura, perché per far esistere e rendere “comunicative” le installazioni, occorre manipolarle, trasformarle, completarle, animarle .
(Bordini S.,“Più che un’immagine. Considerazioni sull’arte interattiva”, in Vassallo S., Di Brino A., Arte tra azione e contemplazione. L'interattività nelle ricerche artistiche, ETS, Pisa 2004, p. 67)

Un museo in cui si verifica questa situazione assume anch’esso un carattere di eventualità (hic et nunc, qui e ora), vive ed esiste in tempo reale, difficilmente sedimenta in una condizione fisica permanente.
(Rosa P., “Rapporto confidenziale su un’esperienza interattiva”, in Vassallo S., Di Brino A., Arte tra azione e contemplazione. L'interattività nelle ricerche artistiche, ETS, Pisa 2004)

Corpo



Nei nuovi musei il visitatore è un corpo in movimento, che interagisce fisicamente e con la pluralità dei sensi con gli oggetti e lo spazio, strutturandolo.
Come scrive l’architetto David Dernie in Exhibition Design a proposito dei nuovi spazi museali, l’esperienza è un incontro tra il corpo in movimento e lo spazio degli eventi, dunque l’interazione fisica (vietato NON toccare!) è un concetto chiave anche per i processi di apprendimento.
In questi contesti ci si sposta da modalità cognitive puramente simbolico-costruttive (come nelle esposizioni tradizionali) per avvicinarsi anche a modalità percettive-motorie, perché nell’atto del conoscere si opera sulle installazioni con il movimento (gesti, spostamenti, tocchi) e si utilizzano tutti i sensi per captare le informazioni prevalemntemente multimediali.

TUI



Una Tangible user interface (TUI, inizialmente chiamata anche Graspable User Interface ) è un'interfaccia che prevede che l'utente interagisca con l'informazione digitale tramite oggetti manipolabili nello spazio fisico.

Uno dei primi ricercatori a sviluppare TUI è il Prof. Hiroshi Ishii del MIT Media Laboratory, a capo del Tangible Media Group, che ha definito la propria visione Tangible Bits, in quanto mira a rendere i bit direttamente manipolabili e a dare forma all'informazione digitale.

Un noto esempio di installazione che utilzza Interfacce Tangibili è ReactTable di Sergi Jordà.

Esperienze: tecnoartisti, allestitori, centri, laboratori...

"Artists, Creators, Engineers: creative artists at the interface of technology and society for whom the computer is tool, medium and content in equal measure. Who combine an artistic vision with a high level of technical know-how, and provide a key impetus to shaping our modern media-based society" (dal sito di Ars Electronica, commento all'esposizione Artists, Creators, Engineers).

Qui sono raccolti, in forma provvisoria, alcuni riferimenti a esperienze di creazione artistica (con una nuova estetica) finalizzata anche all'allestimento museale.


Studio Azzurro

Studio N03!

ART+ COM

Piero Gilardi

Gianfranco Iannuzzi

Franz Fischnaller


Dal mondo della sperimentazione artistica emergono proposte per utilizzare le tecnologie digitali per comunicare in modo espressivo contenuti che i musei hanno tradizionalmente veicolato in forma statica, su pannelli, o in zone separate rispetto al percorso della visita (totem interattivi o laboratori multimediali).

I tecnoartisti sono oggi sempre più protagonisti dell’allestimento museale perché creano installazioni (site specific o no) che non sono principalmente considerate in quanto OPERE a sè stanti, bensì in quanto CONTENITORI e MEZZI.
I loro contenuti sono informazioni, funzionali rispetto all’esperienza della visita del fruitore, oppure sono gli stessi beni da esporre, nella maggior parte dei casi digitalizzati per favorire l’intervento e, di conseguenza, una conoscenza più approfondita da parte del visitatore, senza pregiudicare la conservazione dell’originale.

Per via della confluenza di più linguaggi resi possibili dal digitale (multimedialità o multicodicalità) il bene può essere anche contestualizzato (la scrittura diventa documento), perché la stessa installazione può presentare l’oggetto insieme a contributi testuali, grafici, iconografici, sonori… per permettere un maggiore approfondimento.


Appunti...
In attesa di esplorare anche questi lavori, appunto qui i link ai siti di artisti e ricercatori che potrebbero essere interessanti per lo studio di ambienti immersivi e installazioni:

http://www.activatedspace.com/

Culture Technology Institute

mercoledì 30 giugno 2010

Performance



Oltre alla performance come pratica artistica, è interessante considerare il significato di questo termine nell’ambito antropologico.
“Il termine performance proviene dall’antico francese parfournir, che significa letteralmente ‘fornire completamente o esaurientemente’. To perform significa quindi produrre qualcosa, portare a compimento qualcosa, o eseguire un dramma, un ordine o un progetto. [...] nel corso dell’esecuzione si può generare qualcosa di nuovo. La performance trasforma se stessa. [...] Le regole possono ‘incorniciarla’ ma il ‘flusso’ dell’azione e dell’interazione entro questa cornice può portare ad intuizioni senza precedenti e anche generare simboli e significati nuovi, incorporabili in performance successive.
(Turner V., 1986, Dal rito al teatro, Bologna, Il Mulino, p.145)

Quando il visitatore si confronta con le installazioni nel percorso espositivo, si impegna in un’attività che ha i caratteri di una performance.
Questo processo è oggetto di riflessioni da parte di sociologi, quali Eva Hornecker, che utilizzano il termine performance per riferirsi all’attività dei visitatori nel rapportarsi con le installazioni nel contesto espositivo.
Il contenuto di un’installazione può consistere infatti sia nell’attività dell’utente, sia nella creazione di un contenuto nuovo, ma statico, sia nel dare una performance che è osservata dagli altri e allo stesso tempo rappresenta l’esperienza centrale per chi agisce.
(Hornecker E., Stifter M., Learning from interactive museum installations about interaction design for public settings, Proceedings of the 18th Australia conference on Computer-Human Interaction Design: Activities, Artefacts and Environments, November 20-24, 2006, Sydney, Australia).