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domenica 31 ottobre 2010

ACM 2010

Dopo Vancouver e Pechino finalmente la conferenza ACM è approdata in Italia, non potevo non andarci..

Ecco alcuni progetti/personaggi/posti interessanti..

- Rtivss di Monica Mendes: monitorare le foreste attraverso i Social Network
- le ricerche tra arte interattiva e nanotecnologie di Victoria Vesna (che si definisce una art(scient)ist in Being in between)
- la filosofia di Lea Buechley del MIT Media Lab (High Low Tech): let people fall in love with technology
- Flow di Fiona Bowie e Sidney Fels, un'installazione permanente di arte pubblica a Vancouver
- Topological Media Lab che si occupa di gesture and performance, realtime media choreography, active garments, responsive media, hybrid architecture, insomma il mio posto ideale..

lunedì 19 luglio 2010

La cosa



La cosa che intendo analizzare è un'installazione creata da Studio Azzurro , inserita nella Sala della musica dell'esposizione

FABRIZIO DE ANDRE' - LA MOSTRA

ideata da Studio Azzurro e a cura di Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia.

L'installazione è presentata così sulla pagina dedicata alla sala:

"Una serie di piccoli pannelli, che riproducono le copertine dei principali dischi di studio, possono essere scelti e posizionati su appositi tavoli multimediali, attivando una serie di proiezioni. Il visitatore potrà così "incontrare" Fabrizio, i suoi amici e collaboratori, il critico Riccardo Bertoncelli che, con i loro contributi, inquadreranno il periodo storico e il clima sociale in cui quel disco è stato prodotto, i meccanismi della scrittura e della registrazione, etc. Tutto completato da contributi video tratti da apparizioni televisive e concerti".


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mercoledì 7 luglio 2010

Videoinstallazione



La videoinstallazione è un tipo di installazione che abita lo spazio con immagini realizzate con il video, diffuse o proiettate su diversi supporti e in relazione con altri media.

Le videoinstallazioni sono forme d'arte in cui si intrecciano il cinema, il teatro, l'architettura, la videoarte, la performance, la scultura e le arti visive.
Le loro manifestazioni sono diverse: possono utilizzare nastri o altri supporti registrati, oppure il circuito chiuso; possono avere una dimensione scultorea o tendere verso la dimensione ambientale (come nel caso degli ambienti sensibili).
Possono proporre percorsi liberi o definire dei punti di vista precisi; integrare o meno l'immagine del visitatore il cui ruolo è attivo, essendo un elemento essenziale dell'opera stessa, del suo funzionamento.
A volte l'attenzione è attirata dalle immagini che evolvono sui monitor o sugli schermi; a volte è uno spazio intero che si fa immagine e suono, l'immagine si estende all'architettura.

Lo spazio è sensibile negli ambienti realizzati con il ricorso al digitale e reagisce alle stimolazioni dei visitatori, coinvolgendo la pluralità dei sensi.

Multimedialità



Il termine multimedialità indica, nella sua accezione più generale, etimologica e letterale, l’uso simultaneo di più modalità, strumenti o supporti di comunicazione a carattere tecnologico.

Più precisamente la multimedialità digitale può corrispondere all’integrazione tecnica dei media e dei relativi codici testuali, grafici, fotografici, audiovisivi, musicali, tattili, resa possibile dal digitale e veicolata mediante i computer multimediali.

martedì 6 luglio 2010

Esperienze: tecnoartisti, allestitori, centri, laboratori...

"Artists, Creators, Engineers: creative artists at the interface of technology and society for whom the computer is tool, medium and content in equal measure. Who combine an artistic vision with a high level of technical know-how, and provide a key impetus to shaping our modern media-based society" (dal sito di Ars Electronica, commento all'esposizione Artists, Creators, Engineers).

Qui sono raccolti, in forma provvisoria, alcuni riferimenti a esperienze di creazione artistica (con una nuova estetica) finalizzata anche all'allestimento museale.


Studio Azzurro

Studio N03!

ART+ COM

Piero Gilardi

Gianfranco Iannuzzi

Franz Fischnaller


Dal mondo della sperimentazione artistica emergono proposte per utilizzare le tecnologie digitali per comunicare in modo espressivo contenuti che i musei hanno tradizionalmente veicolato in forma statica, su pannelli, o in zone separate rispetto al percorso della visita (totem interattivi o laboratori multimediali).

I tecnoartisti sono oggi sempre più protagonisti dell’allestimento museale perché creano installazioni (site specific o no) che non sono principalmente considerate in quanto OPERE a sè stanti, bensì in quanto CONTENITORI e MEZZI.
I loro contenuti sono informazioni, funzionali rispetto all’esperienza della visita del fruitore, oppure sono gli stessi beni da esporre, nella maggior parte dei casi digitalizzati per favorire l’intervento e, di conseguenza, una conoscenza più approfondita da parte del visitatore, senza pregiudicare la conservazione dell’originale.

Per via della confluenza di più linguaggi resi possibili dal digitale (multimedialità o multicodicalità) il bene può essere anche contestualizzato (la scrittura diventa documento), perché la stessa installazione può presentare l’oggetto insieme a contributi testuali, grafici, iconografici, sonori… per permettere un maggiore approfondimento.


Appunti...
In attesa di esplorare anche questi lavori, appunto qui i link ai siti di artisti e ricercatori che potrebbero essere interessanti per lo studio di ambienti immersivi e installazioni:

http://www.activatedspace.com/

Culture Technology Institute

Studio N03!



Un'interessante intervista a Paolo Ranieri di Studio Ennezerotre è stata realizzata da Annamaria Monteverdi, coautrice del libro "Le arti multimediali digitali", vivamente consigliato per una visione multidisciplinare sull'argomento.

Tra le mostre curate da N03! segnalo:

Genova 2004

mercoledì 30 giugno 2010

Un dibattito aperto..

L’interrogativo intorno al quale si sviluppa questo blog è stato di recente sollevato da Luca Dal Pozzolo della Fondazione Fitzcarraldo durante il Forum Multimedia e Cultura organizzato dal Comune di Vigevano, l’11 e 12 giugno 2010.
Ancora una volta, considerando la crescente diffusione di contenuti multimediali interattivi (in senso lato) soprattutto nelle esposizioni temporanee, è emersa la necessità di trovare una soluzione per tenere memoria delle proposte museali.
Se le esposizioni interattive mostrano un carattere di eventualità, perchè la visita, per una serie di fattori, sarà sempre diversa in ogni occasione e se, dunque, l’archiviazione assomiglia molto a quella di un Bene Intangibile (un processo piuttosto che un insieme di prodotti finiti), in che forma “trasportare” in altri contesti queste esperienze progettate e talvolta partecipate (nel caso degli UGC)?
In che modo si possano lasciare sedimentare queste esposizioni (con una migrazione in Rete?) è un dibattito piuttosto recente e dunque assolutamente aperto...

venerdì 18 giugno 2010

Archiviare videoinstallazioni



Questo blog è parte di un esperimento condotto per il corso di Antropologia e Archeologia Industriale (Dottorato in Beni Culturali, Politecnico di Torino) e si intreccia con i blog di un gruppo di Dottorandi intorno alla Memoria delle Cose.

In questo spazio si riflette sulla documentazione di videoinstallazioni nel contesto museale: come è possibile lasciarne traccia nel momento in cui l'esposizione finisce?


P.S. La ricerca che sto conducendo attualmente ha come oggetto le creazioni artistiche (mutimediali digitali) esplicitamente progettate per essere inserite in un percorso espositivo con finalità di diffusione di saperi e conoscenza: il museo è una delle tante realtà in cui l'arte mostra il suo carattere funzionale comunicando con il visitatore dialogicamente (interattività).

Qualsiasi spunto per riflettere su questo tema è non solo ben accetto, ma anche fortemente desiderato..